
La prima Porta interroga il significato di soglia attraverso due alti battenti rivestiti in legno lavorato a punta di diamante. I battenti sono lasciati semichiusi e sono privi di telaio, così che l’opera evochi un passaggio aperto più che una chiusura.
All’interno del carcere, il progetto accompagna i detenuti in percorsi educativi e formativi di crescita personale. All’esterno, invita la città a superare il pregiudizio e a riconoscere il valore umano e riabilitativo degli istituti di pena.
La base come telaio
Le due ante sono elementi autoportanti bordati in metallo. Poggiano su un’unica piastra in acciaio che le vincola al suolo. È la base a garantire la stabilità che in una porta tradizionale spetterebbe al telaio, e i battenti restano liberi nello spazio.
La seconda Porta si sdoppia in due installazioni in legno. La prima, all’interno del carcere, è un’interfaccia che informa i detenuti sulle opportunità di lavoro e di formazione. La seconda, nello spazio pubblico di piazzale Arnaldo, racconta alla città la realtà carceraria. Sono due soglie distinte che, scambiandosi informazioni, trasformano la distanza in inclusione.
Sollevata da terra
Un portale in legno alto 3 m accoglie un’anta-schermo con profili in acciaio. L’anta poggia su appoggi puntuali che la staccano dal suolo, per proteggere dall’umidità sia l’elettronica sia il legno.
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