Restauro e conservazione

ARCHIVIO STORICO DELL’ARTE CONTEMPORANEA DI VENEZIA – ASAC

Venezia | Italia

PROJECT DETAILS

Città
Venezia
Paese
Italia
Cliente
Fondazione La Biennale di Venezia
Progetto architettonico
TA Architettura, ODB Ottavio Di Blasi & Partners
Periodo
2023-in corso
Servizi forniti
Direzione lavori | Sicurezza
Settore
Restauro e conservazione
Dimensioni
6500 mq
Tecnica costruttiva
c.a, muratura, legno, acciaio, calcestruzzo, X-lam

Dove si costruivano navi, si costruisce conoscenza

Nel cuore dell’Arsenale di Venezia, un complesso di edifici storici diventa la nuova sede dell’ASAC, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia. Gli antichi Magazzini del Ferro e le Officine, tra le ultime porzioni dell’Arsenale a essere state dismesse, accolgono oltre un secolo di memoria della Biennale e la restituiscono alla città come luogo di studio aperto tutto l’anno.

Dove si costruivano navi, si costruisce conoscenza

Nel cuore dell’Arsenale di Venezia, un complesso di edifici storici diventa la nuova sede dell’ASAC, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia. Gli antichi Magazzini del Ferro e le Officine, tra le ultime porzioni dell’Arsenale a essere state dismesse, accolgono oltre un secolo di memoria della Biennale e la restituiscono alla città come luogo di studio aperto tutto l’anno.

UN COMPARTO PRODUTTIVO LUNGO DUECENTO METRI

I due edifici, si trovano in prossimità dell’ingresso dal Campo della Tana e si sviluppano per circa 200 metri in un unico corpo di fabbrica, frutto di trasformazioni che vanno dal XVI secolo al Novecento. Dal 2022 il Comune di Venezia ne ha affidato la gestione a La Biennale di Venezia.

Il progetto riunisce i due complessi in un unico organismo di circa 6.500 mq, articolato in due ambiti che corrispondono alle due fasi operative e di finanziamento. Ad ovest, nei Magazzini del Ferro, si trovano gli spazi aperti al pubblico: le sale di consultazione del patrimonio ASAC, gli uffici dell’archivio, gli ambienti polifunzionali ed espositivi e un nuovo ristorante. Ad est, nelle ex Officine, riservate al personale, trovano posto il grande archivio multimediale e i laboratori per la documentazione e il restauro dei materiali. Per la prima volta l’Arsenale ospita attività di produzione culturale che non si esauriscono nei mesi delle mostre.

CONSOLIDARE SENZA ALTERARE

La conservazione dell’autenticità degli edifici ha guidato ogni scelta strutturale: modificare il meno possibile le strutture originarie, mantenerne le stratificazioni storiche e preferire sempre la soluzione meno invasiva. Il progetto è stato preceduto da un’approfondita campagna di indagini, che ha permesso di conoscere a fondo le murature, i solai e le coperture e di calibrare su questa conoscenza i criteri di intervento.

Le fondazioni esistenti si sono rivelate solide, omogenee e ancora compatibili con le nuove funzioni. Per evitarne la deriva in caso di sisma, è stata introdotta una soletta di pavimentazione in calcestruzzo armato spessa 100 mm, collegata alle strutture esistenti. Le murature sono state consolidate con la tecnica del “cuci e scuci”, riutilizzando per quanto possibile i mattoni originali, e dove necessarie rinforzate con intonaco armato sul lato interno, così da conservare all’esterno il paramento in mattoni a vista; cordoli in acciaio in sommità ne collegano le pareti.

L’intervento più delicato riguarda le coperture. Per conservare la struttura lignea storica, il piano rigido necessario al comportamento sismico è stato costruito dall’esterno, sopra le tavelle in cotto, consolidate con pasta epossidica e armate con lamine incrociate in fibra di vetro, poi isolate e dotate di profili in alluminio per la microventilazione. Sopra sono stati ricollocati i coppi originari. Il risultato, invisibile dall’interno e dall’esterno, migliora il comportamento sismico, energetico e acustico. Le capriate sono state conservate con nuove protesi lignee e la sostituzione degli elementi ammalorati. Negli ex Magazzini del ferro, i soppalchi per studio e lavoro intellettuale conservano travi in acciaio e colonne in ghisa, con solai in X-lam a vista e cappa collaborante in calcestruzzo. Nelle ex Officine, l’archivio ASAC poggia su un soppalco in acciaio con colonne su micropali fino al caranto, mentre nuove solette in calcestruzzo armato completano il comportamento scatolare dell’edificio.
L’indice di sicurezza sismica passa così da 0,342 a 1,039, oltre il valore unitario.
Stefano Anzini

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