
L’intervento supera la logica del restauro conservativo.
Ogni fase costruttiva è stata studiata per capire quali elementi raccontano la sua storia, facendo riemergere un ritmo regolare delle sale e la semplicità dell’impianto originario.
Il percorso di visita ha un centro preciso, dalla Sala Chini, sotto la cupola affrescata si accede ai 3.100mq di spazi espositivi. Sale bianche e neutre, facilitano l’allestimento, ambienti essenziali pensati per cambiare volto ad ogni mostra.
La nuova architettura del Padiglione è pensata come un sistema unitario, in cui struttura, luce naturale, fotovoltaico, ventilazione e oscuramento lavorano insieme. Nelle sale l’impianto è nascosto, canali tubazioni e macchine corrono dentro le nuove pareti e nella copertura. Sopra le sale, la sequenza delle capriate sostiene i nuovi lucernari.
Qui due tipi di vetro lavorano insieme: quello fotovoltaico produce energia, quello diffondente distribuisce la luce senza ombre nette. Alcuni moduli di aprono per far circolare l’aria, mentre tende motorizzate possono oscurare le sale. L’obbiettivo è la certificazione LEED Gold, il protocollo misura consumi di energia e acqua, emissioni di CO₂, qualità dell’aria interna e scelta dei materiali.
Attorno alle sale espositive si trovano gli spazi per il pubblico: bookshop, caffetteria, sala didattica, sala polifunzionale e servizi igienici, per 865 mq complessivi.
Il bookshop occupa una lunga navata illuminata dall’alto sotto il lucernario, attrezzata con scaffalature nere con nicchie rosse.
La caffetteria si sviluppa attorno ad un bancone continuo, sotto lampade sospese, e prosegue all’esterno sotto l’altana sul Rio dei Giardini.
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026 il padiglione ospita In Minor Keys, la mostra della Biennale Arte 2026
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