Musei | Restauro e conservazione

IL PADIGLIONE CENTRALE AI GIARDINI RIQUALIFICATO

Venezia | Italia

PROJECT DETAILS

Città
Venezia
Paese
Italia
Cliente
La Biennale di Venezia
Progetto architettonico
LABICS, Arch. Fabio Fumagalli
Periodo
2024 - 2026
Importo delle opere
31.000.000€
Servizi forniti
Direzione operativa delle strutture | Contabilità | Progettazione strutture | Progettazione impianti | Antincendio | Protocolli sostenibilità | BIM | Direzione lavori | Coordinamento sicurezza | Sicurezza | Cost control
Settore
Musei | Restauro e conservazione
Dimensioni
Spazi espositivi 3.100 mq
Spazi di supporto 865 mq (bookshop, didattica, polifunzionale, caffetteria, locali igienici)
Uffici 40 mq
Spazi tecnici 160 mq
Spazi personale 162 mq
Spazi esterni 245 mq
Tecnica costruttiva
legno lamellare, X-LAM, carbonizzazione del legno con tecnica Yakisugi, strutture in acciaio a vista, restauro conservativo delle muratura, ristilatura armata dei giunti con barre in acciaio inox, pannelli fotovoltaici con celle integrate BIPV

Il cuore della Biennale rinnovato

Il Padiglione Centrale dei Giardini, sede storica della Biennale dal 1895, è stato restaurato e riprogettato in 16 mesi, tra il dicembre 2024 e Marzo 2026. L’intervento ha eliminato le aggiunte accumulate nel tempo, riordinato il percorso a partire dalla Sala Chini e ricavato sale espositive neutre e flessibili, con impianti nascosti e nuovi lucernari fotovoltaici. Verso l’acqua e il giardino, due altane in legno aprono l’edificio al paesaggio.

 

Il cuore della Biennale rinnovato

Il Padiglione Centrale dei Giardini, sede storica della Biennale dal 1895, è stato restaurato e riprogettato in 16 mesi, tra il dicembre 2024 e Marzo 2026. L’intervento ha eliminato le aggiunte accumulate nel tempo, riordinato il percorso a partire dalla Sala Chini e ricavato sale espositive neutre e flessibili, con impianti nascosti e nuovi lucernari fotovoltaici. Verso l’acqua e il giardino, due altane in legno aprono l’edificio al paesaggio.

 

L’intervento supera la logica del restauro conservativo.
Ogni fase costruttiva è stata studiata per capire quali elementi raccontano la sua storia, facendo riemergere un ritmo regolare delle sale e la semplicità dell’impianto originario.

Il percorso di visita ha un centro preciso, dalla Sala Chini, sotto la cupola affrescata si accede ai 3.100mq di spazi espositivi. Sale bianche e neutre, facilitano l’allestimento, ambienti essenziali pensati per cambiare volto ad ogni mostra.

Organismo unico

La nuova architettura del Padiglione è pensata come un sistema unitario, in cui struttura, luce naturale, fotovoltaico, ventilazione e oscuramento lavorano insieme. Nelle sale l’impianto è nascosto, canali tubazioni e macchine corrono dentro le nuove pareti e nella copertura. Sopra le sale, la sequenza delle capriate sostiene i nuovi lucernari.

Qui due tipi di vetro lavorano insieme: quello fotovoltaico produce energia, quello diffondente distribuisce la luce senza ombre nette. Alcuni moduli di aprono per far circolare l’aria, mentre tende motorizzate possono oscurare le sale. L’obbiettivo è la certificazione LEED Gold, il protocollo misura consumi di energia e acqua, emissioni di CO₂, qualità dell’aria interna e scelta dei materiali.

Spazi pubblici

Attorno alle sale espositive si trovano gli spazi per il pubblico: bookshop, caffetteria, sala didattica, sala polifunzionale e servizi igienici, per 865 mq complessivi.
Il bookshop occupa una lunga navata illuminata dall’alto sotto il lucernario, attrezzata con scaffalature nere con nicchie rosse.

La caffetteria si sviluppa attorno ad un bancone continuo, sotto lampade sospese, e prosegue all’esterno sotto l’altana sul Rio dei Giardini.
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026 il padiglione ospita In Minor Keys, la mostra della Biennale Arte 2026

Il segno più riconoscibile dell'intervento sono due nuove strutture esterne ispirate alle altane veneziane, piattaforme in legno lamellare carbonizzato, con pannelli X-LAM, strati di tavole incollate a fibre incrociate. Le strutture si affacciano sul Rio dei Giardini, davanti alla caffetteria, l’altra, sul parco, davanti alla sala polifunzionale. La trama scura dei pilastri e travi si accosta come elemento aggiuntivo senza appartenere alla struttura a cui si sovrappone.
La superficie carbonizzata cambia il colore e la percezione del materiale: il legno appare scuro e uniforme, in contrasto con la pietra e i laterizi del Padiglione. Il trattamento, noto come yakisugi nella tradizione giapponese, consiste nel bruciare lo strato esterno del legno per pochi millimetri. Lo strato di carbone che ne risulta limita l’assorbimento d’acqua e protegge dall’attacco di agenti esterni; in un secondo momento la superficie viene oliata. Il clima lagunare, caldo e umido per gran parte dell’anno, con condensa frequente e umidità di risalita nelle superfici a contatto con l’acqua, porta il legno ad assorbire acqua. Lo strato carbonizzato interviene proprio su questi meccanismi: riduce l’assorbimento igroscopico e sottrae nutrimento agli agenti biologici. In un contesto umido la tecnica risponde quindi al problema più concreto.
Marco Cappelletti, Giuseppe Miotto

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