
Il Padiglione Centrale della Biennale di Venezia risale al 1894, quando venne edificato con il nome di Palazzo delle Esposizioni ai Giardini di Castello per divenire, in seguito, il Padiglione Italia. La sua configurazione attuale è il risultato di una serie di interventi protrattisi per oltre un secolo, realizzati secondo una logica additiva, in risposta alle esigenze del momento. L’obiettivo dell’attuale progetto è creare, per mezzo di una serie organica di interventi, uno spazio neutro e flessibile, che sia in grado di accogliere qualsiasi forma espositiva. Tali interventi asono finalizzati soprattutto al restauro e alla valorizzazione del Padiglione attraverso la riprogettazione dello spazio espositivo, la riorganizzazione degli spazi di servizio e l’efficientamento energetico dell’involucro esterno. Si procede quindi, innanzitutto, al consolidamento dell’edificio, intervenendo sulle murature anche in ottica antisismica.
Per quanto concerne lo spazio espositivo, i lavori prevedono l’ottimizzazione dei percorsi, sia quelli dedicati ai visitatori che quelli di movimentazione delle opere, allo scopo di rendere la struttura completamente accessibile. Il progetto prevede poi la realizzazione di due nuove strutture esterne pensate per proteggere dalle intemperie la terrazza della nuova caffetteria e la terrazza della sala polifunzionale. Per la definizione di queste due nuove strutture, si è deciso di adottare come riferimento architettonico la caratteristica altana veneziana, ovvero un elemento aggiuntivo che non nasconde il fatto di non appartenere alla struttura a cui si sovrappone. Il progetto prevede inoltre la riprogettazione delle coperture, allo scopo di ottimizzare le prestazioni strutturali e tecnologiche e migliorare la percezione dello spazio interno, creando una logica formale che si ripete nella maggior parte delle sale.
Gli interventi che interessano le murature hanno l’obbiettivo di consolidare l’edificio esistente, migliorandone il comportamento scatolare in condizioni sismiche e rafforzando le pareti che non soddisfano le verifiche di sicurezza ai sensi della normativa vigente. Dove le murature si trovano in condizioni di degrado diffuso, con parti assenti o parzialmente crollate, crepe rilevanti, fessurazioni o tessitura non regolare con carenze di malta, si prevede la ricostruzione della sezione tramite la tecnica dello “scuci‐cuci”. Nelle aree in cui il comportamento in condizioni sismiche delle pareti risulti compromesso, si prevede il rinforzo tramite applicazione di strati di intonaco armato sulla sola faccia interna, in modo da garantire anche una maggiore durabilità delle nuove finiture interne, oltre al miglioramento sismico.
Le nuove strutture esterne, in accordo la metafora dell’altana, sono realizzate in legno lamellare mediante elementi lineari semplicemente giustapposti e una copertura realizzata tramite tavolati di legno di X‐lam. Il nuovo manto di copertura dell’edificio sarà costituito da un tetto ventilato performante con un nuovo rivestimento in lamiera di zinco di titanio, in grado di garantire un sistema di efficientamento energetico. I lucernari in policarbonato saranno sostituiti con nuovi serramenti in vetro fotovoltaico amorfo, dotati di un sistema di oscuramento interno. Gli arcarecci e gli assiti presenti saranno rimossi da tutte le coperture e sostituiti con pannelli in legno a strati incrociati X-lam, di spessore variabile a seconda dell’interasse delle capriate: un operazione che garantisce il miglioramento del comportamento sismico di queste ultime, che risulteranno controventate dai pannelli bidirezionali.
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